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mercoledì 13 febbraio 2013

Narrazione e narratori

Ci sono persone che sembrano nate per narrare. E non c'è niente di meglio che stare ad ascoltarle o a leggerle, intrigati dalla loro narrazione accattivante, avvolgente, che consente di vedere luoghi inesplorati, personaggi mai incontrati, situazioni sconosciute come se fossero davvero vissute.
Al di là nei narratori famosi, io ho la fortuna di conoscere persone così.
Fini cesellatori dell'arte del narrare la cui abilità, a volte, nascondono anche a sé stessi o rivelano solo a pochi privilegiati.
(Post già pubblicato sulla piattaforma Splinder il 23 luglio 2010)

lunedì 3 dicembre 2012

Scrivere

Io ho sempre adorato scrivere, fin da bambina.
Mi piaceva già da allora mettere su carta i miei pensieri, le mie riflessioni, raccontarmi la mia vita o scrivere brevi storie.
Ricordo che d'estate, talvolta, quando ero in vacanza a casa della nonna, i suoi vicini di balcone aspettavano il momento che io leggessi il racconto che avevo appena scritto.
Poi mi riempivano di elogi. Non so se li meritassi davvero, quegli elogi. Certo, per loro era un modo per trascorrere quelle calde serate estive. Per me era un modo per esercitarmi. Per usare le parole, plasmarle, metterle al servizio delle emozioni.
Durante l'adolescenza ho riempito pagine e pagine di agende che fungevano da diari. Tre di quelle agende, diventate famosissime tra i miei amici più cari, se non altro perché le portavo sempre in giro con me, in una borsa di cuoio da cui non mi separavo mai, le bruciai il pomeriggio di un 31 dicembre.
Un po' mi dispiace, adesso, averle distrutte. Sarebbe stato interessante ricercare in quegli scritti l'adolescente che ero, i suoi sogni, i suoi desideri, le sue emozioni.
Ma forse é stato giusto così, allora. Continuavo a guardarmi indietro, rifiutando di fare delle scelte necessarie. In fondo, quello che sono adesso è anche il risultato di quel falò, in cui simbolicamente avevo distrutto il passato per incamminarmi verso nuove emozioni.
 

(Già pubblicato sulla piattaforma Splinder domenica ‎11 ‎luglio ‎2010)

martedì 28 febbraio 2012

Emozioni scritte

Non c'è stato modo di convincerlo. Mi ha mostrato il bando di concorso in cui nulla vietava di presentare il suo lavoro così, come lui è solito scrivere: a mano, con la biro, su un foglio di carta.
Mi ha quasi commosso la tenacia con cui ha cercato di sostenere la sua posizione. Forse il suo lavoro apparirà ai più desueto, superato. Forse i contenuti non verranno apprezzati perché qualcuno preferirà soffermarsi su una forma che ormai è quella dattiloscritta.
Ma lui preferisce il manoscritto. Le emozioni, sostiene, sono più vere e più vive quando si scrivono a mano e non usando la tastiera di un computer.
"Le mie poesie" ha concluso "io le scrivo su un quaderno, al massimo su un foglio protocollo a righe, rigorosamente a mano".
Si tratta di un nativo digitale che, nonostante tutto, continua a credere nella bellezza delle emozioni, delle emozioni scritte, scritte a mano, rischiando anche di  sbagliare e non poter correggere se non riscrivendo tutto nuovamente.
"Ma è proprio questo il fascino della mia scrittura" ha spiegato ai compagni che lo guardavano come fosse un alieno. Forse in effetti un po' lo è, ma, in fondo, è un bene che alieni di questo tipo continuino ad esistere.