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martedì 29 luglio 2014

Il vento del Nord

Una sensazione di libertà, rispetto e tolleranza per l'altro e per le sue scelte di vita.
Il vento tra i capelli, lo stesso vento capace, nel giro di pochi minuti, di sgombrare il cielo di nuvole o di ammassarle, provocando un violento acquazzone.
La tranquillità e la felicità di un popolo che risulta essere, dalle statistiche, uno dei più felici, forse perché si accontenta delle cose semplici ma essenziali, un po' come accadeva in Italia intorno alla metà degli anni '60.
Furono queste, tre anni fa, le emozioni regalatemi dalla vacanza estiva in Danimarca.
 
 

domenica 4 maggio 2014

Tornare

Ogni volta che mi capita di tornare nella regione in cui sono nata e in cui ho passato poco meno di un terzo della mia vita, vengo colta da un senso di estraneità. "Che ci faccio qui?" mi capita di pensare e, contemporaneamente, mi sorprendo a constatare che, in fondo, non c'è nessun luogo in cui vi siano le mie radici.

Sono nata in Puglia ma sono stata portata (o "deportata", come un collega simpatico amava dire a proposito della sua situazione assai simile alla mia) pochi mesi dopo in  Liguria, dove ho trascorso la prima parte della mia esistenza.

Alla Liguria sono tuttora molto legata anche se, già da bambina, c'era chi mi considerava un'estranea. "Napoletana": mi chiamava così qualcuno (da Roma in giù, per qualcuno, tutti sono "napoletani") ed io sentivo il peso dell'essere "diversa".

Quando, a dodici anni, la mia famiglia ritornò nella regione d'origine dove io ero nata, scoprii che anche lì mi consideravano un'estranea. Non conoscevo e non capivo il dialetto, avevo abitudini differenti. In sintesi, anche lì ero considerata diversa.
Inoltre, non apprezzavo nulla di quei luoghi (le spiagge della mia amata Liguria erano belle, anche e soprattutto perchè circondate dalle colline) e mal tolleravo la faciloneria e l'invadenza dei più, che veniva definità simpatia e disponibilità. Per me, taciturna e riservata, non era così.

Cominciai allora a pensare che, appena ne avessi avuto la possibilità, sarei andata via. In Liguria, possibilmente, o in qualunque altro luogo purché fosse più confacente a me stessa. Ero ormai consapevole che sarei sempre rimasta comunque un'estranea o, almeno, senza radici.

Quando, più di un quarto di secolo fa, arrivai a Bergamo, città in cui tuttora vivo, pensai che fosse adatta a me. Considerata comunque in principio un'immigrata "terrona" per lavoro, mi sorprendevo sempre più a familiarizzare con i colleghi lombardi piuttosto che con i pugliesi, i siciliani, i calabresi, i laziali, etc.

Non mi mancavano e non mi mancano né l'olio buono né le mozzarelle di bufala né i pomodori "come i nostri".

Insomma, a Bergamo sto davvero bene. Adoro le sue Mura e la sua bellezza, il suo cielo terso dopo una nevicata o dopo la pioggia, la sua efficienza. L'ho adottata come mia città (o Bergamo ha adottato me).
Così,  benché mi dispiaccia, tutte le volte che riparto dalla Puglia, lasciar lì mia madre ormai anziana e gli amici cui sono più profondamente legata, penso sempre che ogni volta, in fondo, mi pesa tanto tornarvi.

(Rielaborazione di un vecchio post precedentemente pubblicato)


mercoledì 3 aprile 2013

La mia Germania

Forse è vero che, al di là del luogo in cui ciascuno nasce, ce n'è uno che, per affinità elettive, ci assomiglia e a cui, per questo, ci si sente più legati.
Il mio luogo del cuore è la Germania. Scoperta per caso, in verità, quando, in occasione della scelta del corso di lingua straniera da seguire obbligatoriamente optai per il tedesco piuttosto che per il francese o l'inglese. Si trattava di una scelta di comodo, in realtà: il corso di tedesco prevedeva un insegnamento di base, per principianti, a differenza degli altri due, strutturati per chi avesse già qualche conoscenza della lingua. Inoltre, il corso era frequentato da pochissimi studenti. Alle lezioni ci si trovava, ad esagerare, in dieci persone, e tutto questo favoriva l'apprendimento.

Fu allora che iniziai a conoscere la Germania, superando pregiudizi e stereotipi che appartenevano e tuttora appartengono all'immaginario collettivo.
Approfondii la conoscenza dei filosofi e dei pedagogisti tedeschi, apprezzai la musicalità e la dolcezza della lingua apparentemente dura, se legata alla tradizione della filmografia in cui il tedesco, rigoroso e senz'anima, non è altro che il carnefice nazista.
Visitandola, con il tempo, mi sono sempre più affezionata a questa terra rigorosa e precisa che sa amare la vita, a volte in modo eccessivo, ma che ama le regole e cerca di rispettarle e, quando non lo fa, ammette di averle infrante e se ne assume la responsabilità.
Berlino, la capitale, che ancor oggi porta con fierezza i segni del suo recente passato, è, a mio avviso,  il simbolo di un modo di essere che apprezzo e mi appartiene: la capacità di fare i conti con il passato, analizzandolo, senza negarlo o dimenticarlo, lavorando sul presente per costruire il futuro.