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sabato 29 marzo 2014

"Saluto l'inverno"

"Ecco la novità
al mio risveglio
è arrivata da un altro pianeta
un'insolita ebbrezza"
(Paola Turci: "Saluto l'inverno")



http://www.youtube.com/watch?v=qYRCDcEVyf4

lunedì 16 gennaio 2012

Vecchi post: "Chissà se mi ritroverai"

Suonavano le note di questa canzone mentre la loro storia, iniziata poco meno di due mesi prima, finiva. Sembrava una storia importante così come appaiono, nell'entusiasmo dell'innamoramento adolescenziale, tutte le storie. O, almeno, lei credeva che fosse una storia importante.

Invece erano troppo diversi: per lei l'impegno veniva prima di ogni cosa. L'impegno verso ogni sua attività: prendeva tutto sul serio. Lui invece era più leggero, meno integralista, più possibilista. Continuarono a restare amici, tuttavia, per qualche tempo. Lui l'accompagnò, il pomeriggio del 31 dicembre di qualche anno dopo, in riva al mare, a distruggere, con un falò, i  tre diari-agenda su cui lei si era raccontata la sua vita degli ultimi tre anni. Un gesto simbolico per voltare pagina.

Del resto, anche lui continuava a raccomandarle di volersi più bene ed essere ancora più esigente con gli altri, piuttosto che con se stessa, di quanto già non lo fosse.

Dopo quella volta si videro solo sporadicamente e poi si persero di vista.





“Chissà se mi ritroverai” Gianni Togni (1980)




Amore com’era facile da dire
amore da solo non sapevo mai che fare
quando ogni giorno
aveva il tuo nome

Amore cercare sempre di cambiare insieme
amore chiedersi tutto senza aver pudore
ci siamo persi tra la gente
di te non so più niente

Chissà se mi ritroverai
ed io saprò farti capire
cosa sei stata amore
in qualche piccola stazione
in qualche posto senza cuore
con l’aria di chi sta lì per errore
chissà se mi troverai

Amore era la cosa più normale
amore e mi domando adesso che rimane
di quelle notti
delle nostre parole

Amore la realtà non mi fa più paura
amore nella mia testa non c’è confusione
niente da perdonare
né da dimenticare

Chissà se mi ritroverai
così per caso sulla strada
che strana questa vita
in una sera come tante
in un’estate già finita
di me allora che penserai
chissà se mi ritroverai

Chissà se mi ritroverai
se parleremo un po’ di noi
come buoni amici
in qualche piccola città
nascosti dentro qualche bar
con le tue incertezze con la mia età
chissà se mi ritroverai

(Già pubblicato su altra piattaforma l'11 maggio 2010)

lunedì 26 dicembre 2011

"Primo tempo"

E' uno dei CD che ascolto più spesso. Di solito lo risento più volte, come sempre mi capita quando apprezzo un disco. Mio fratello sostiene che ricorda bene come, egli appena bambino ed io adolescente, lo sottoponessi all'ascolto ripetuto di album vari, di genere completamente diverso, che, suo malgrado, era costretto ad ascoltare per giorni e giorni, finchè io io non mi fossi decisa ad ascoltare altro.

"Quand'è così, diventa un vero e proprio tormento!" ha sostenuto recentemente, confortato in questo da mio marito che proprio non riesce a comprendere questa mia mania.

Pazienza! Vero è che, da quando l'ho acquistato, l'estate scorsa (perché io, i CD li acquisto e non li scarico da Internet) non passa settimana in cui, almeno per due giorni e per tre/quattro ore, non ascolti "Primo tempo" di Ligabue.

Ogni canzone dell'album mi ricorda qualcosa o qualcuno, è una sorta di sintesi dei miei ultimi diciotto anni, cui la musica di Ligabue fa da colonna sonora, a cominciare da "Niente paura" e "Buonanotte all'Italia", la prima e l'ultima canzone dell'album, che esprimono lo stesso stato d'animo, la stessa inquietudine, lo stesso disagio che provo per ciò che mi circonda.

Ma i ricordi scattano con "Balliamo sul mondo", contenuta in "Ligabue" del 1990, con cui scoprii, grazie ad uno dei miei alunni, questo cantautore.

Ricordo bene che una mattina (era il 1992) quell'alunno si avvicinò alla cattedra, aprì lo zaino e ne estrasse il CD. "Lo ascolti" - mi disse - "sono sicuro che le piacerà."

Non si sbagliava, quell'alunno, con cui, insieme ai suoi compagni, avevamo avuto modo di occuparci di poesia, narrativa, ma anche di canzoni e problematiche sociali.

Mi era stata presentata come una classe difficile, quella classe. Ed invece la vidi sbocciare come un fiore, sotto i miei occhi.

Era una classe II professionale di soli maschi, popolata da ripetenti. L'età degli studenti andava dai 15 ai 20 anni. Impararono ad accettarsi e a rispettarsi vicendevolmente e, soprattutto, a stare bene insieme. Diventarono curiosi e desiderosi di apprendere e capire.

Il ricordo più bello che ho, di quella classe, e che mi emoziona e commuove ancora, è legato alla mattina in cui, entrata in classe, essi, guidati dal loro leader (un ripetente di 20 anni che proveniva dal liceo scientifico) si alzarono tutti in piedi, salirono sui propri banchi e, evocando una delle sequenze finali del film "L'attimo fuggente" che era stato trasmesso in televisione qualche sera prima, dissero: "Capitàno, mio capitàno!"

(Già pubblicato su altra piattaforma il 20 marzo 2009)